Più di 300 architetti e ingegneri al convegno di The Next Building sulla bioclimatica

convegno Roma

Architetti e ingegneri hanno riempito la Casa dell’Architettura a Roma, al convegno di febbraio organizzato da The Next Building in collaborazione con il Dipartimento Progetto Sostenibile ed Efficienza Energetica – Ordine degli Architetti di Roma.  I convegni organizzati da The Next Building esaminano il complesso tema dell’Edificio a Energia Quasi Zero sotto diversi aspetti: a Roma è stata presa in esame la progettazione bioclimatica. Autorevoli i relatori che per loro esperienza accademica e professionale si sono espressi in interventi di alto profilo sui fondamentali della bioclimatica e sulla prassi progettuale. All’introduzione del presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, Alessandro Ridolfi – che ha sinteticamente sottolineato sia l’importanza del tema NZEB per la pratica professionale, sia la necessità di una formazione qualificata – è seguito l’intervento di Fabrizio Tucci, dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, anche Coordinatore del tavolo nazionale degli Stati Generali della Green Economy per l’Edilizia e Coordinatore del Cluster SITdA “NZEB”. Tucci ha posto l’accento sul portato culturale della Sostenibilità come elemento di stimolo e definizione del contesto sia squisitamente architettonico e tecnologico, sia di responsabilità sociale relativamente al consumo delle risorse, all’efficienza energetica del patrimonio edilizio, alle prospettive di sviluppo e di integrazione con le rinnovabili. La Bioclimatica, in questa visione, non è semplicemente un aspetto della Sostenibilità, ma un approccio in grado di dialogare con tutte le dimensioni di scala dei progetti, di intersecarsi con tutti i riferimenti (stakeholder e produttori), e di proporsi in un contesto multidisciplinare in senso ampio. Dati autorevoli alla mano (espressi nelle conferenze sul clima che si sono succedute nel corso degli anni), quello che emerge con incalzante urgenza è la necessità modificare i comportamenti che stanno portando ineluttabilmente al punto di non ritorno di surriscaldamento del pianeta. Poche, ma efficaci sarebbero le azioni in grado di invertire la tendenza negativa: la riduzione del consumo di energia e di materiali, la riduzione delle emissioni nocive, la massimizzazione del Riuso e del Riciclo, l’ottimizzazione della durabilità di componenti e prodotti, la massimizzazione di risorse rinnovabili. Queste indicazioni possono essere interpretate considerando a monte del processo progettuale sia le condizioni microambientali, sia le condizioni microclimatiche interne che si vogliono ottenere, sia i bisogni espressi dai fruitori, dagli utenti degli edifici. La risposta progettuale è già, per buona parte, configurabile attraverso sistemi e tecnologie: protezione solare, elementi antiabbagliamento, progetto della luce naturale, sistemi termoisolanti, guadagni termici. Questi elementi devono essere integrati nel rispetto della normativa nazionale di riferimento e prefigurati con l’efficace strumento della simulazione, e aspetto non ultimo e non meno importante, testati e monitorati a edificio realizzato. Gaetano Fasano, responsabile di ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, per l’energia e per lo sviluppo economico sostenibile) per l’edilizia residenziale e il terziario, ha parlato dell’esigenza di affrontare i problemi con cognizione di causa e di associare all’espressione green anche l’aggettivo clean entrambi descrittivi di una nuova “economy”. Per raggiungere questo obiettivo Fasano ha insistito sul tema della progettazione integrata nella quale devono confluire a sintesi Ambiente, Energia ed Economia. Il modello di progettazione va rivisitato affrontandone ogni aspetto, dall’approccio sistemico che coinvolga parametri e indicatori in grado di produrre scelte di progetto innovative, messe a punto e poi testate attraverso simulazioni e verifiche, fino ad arrivare alle realizzazioni sostenibili. Fasano raccomanda l’uso del model technical commissioning (di importazione anglofona) in fase di cantiere per arrivare a realizzazioni green&clean. Infine l’accento viene posto sul parco immobiliare esistente, mettendo in evidenza la necessità della sua riqualificazione in chiave energetica sia per il residenziale, sia per il terziario, sia per le scuole e gli edifici della PA. La riqualificazione può e deve essere attualizzata in un’ottica innovativa: gli interventi sul singolo edificio vanno inseriti sempre nel contesto di riferimento urbano, in modo tale da reinterpretare l’edificio come hub energetico e funzionale (energetico per l’autoproduzione di energia e funzionale per rispondere a funzioni e servizi sociali). La proposta di un Passaporto dell’edificio (un documento che identifichi tutti gli aspetti e le componenti e che possa essere utilizzato anche in una fase successiva di riqualificazione) che potenzia gli obiettivi del Fascicolo del Fabbricato è un altro elemento importante per un nuovo modo di progettare innovativo e sostenibile. Giuseppe Piras, dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, ha condiviso le considerazioni degli altri relatori in tema di progettazione integrata. Nello specifico la relazione tra involucro edilizio e impianti segue, in questo momento la logica della microgenerazione distribuita che identifica l’edificio non solo come fruitore, ma anche come produttore di energia rinnovabile, attraverso uno scambio di flussi di energia termica ed elettrica a seconda delle necessità, sul modello della smart grid. La principale fonte di energia rinnovabile utilizzata negli edifici è rappresentata dal solare e dall’eolico. Piras ha illustrato le tecnologie in uso e quelle più innovative, ancora da sviluppare in termini di mercato. Tra i moduli fotovoltaici ha citato quelli in silicio amorfo su vetro trasparente e in silicio amorfo su vetro colorato calpestabile; i sistemi fotovoltaici in ceramica; i moduli fotovoltaici in vetro per strutture; i frangisole fotovoltaici; le pellicole fotovoltaiche adesive; i coppi in cotto con fotovoltaico integrato invisibile; il fotovoltaico a celle sferiche; i sistemi fotovoltaici di inseguimento ad alta concentrazione; i pannelli solari termici sferici; i sistemi solari termici cogenerativi; i pannelli integrati fotovoltaici e termici; i sistemi aerovoltaici; il microeolico ad asse verticale; la turbina microeolica ad asse orizzontale. Sotto il profilo delle tecnologie impiantistiche avanzate integrate per il condizionamento degli edifici, Piras ha illustrato i sistemi integrati per condizionamento e produzione di acqua calda sanitaria e le pompe di calore aria e acqua. Daniele Menichini, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Livorno, in un intervento coerente con l’obiettivo di mettere a sistema le tecnologie e la progettazione, ha riaffermato la necessità di portare avanti una cultura del progetto  della Sostenibilità integrato, fortemente voluto dagli ordini professionali. In questa prima parte del convegno la testimonianza dell’industria, elemento chiave di innovazione e detentrice del know how, ha restituito un feed back sulle straordinarie potenzialità del mondo produttivo. Sabatino Faraone, della Faraone, ha illustrato le cogenze normative in tema di Architettura trasparente e ha presentato l’eccellenza delle soluzioni Faraone per le balaustre, per le facciate, per le scale, per le pensiline e per le pareti divisorie. La facciata a doppia pelle del Vodafone Village è stata illustrata da Edoardo Tabasso di Wicona, un’esperienza notevole per il coordinamento tra il committente e il produttore, impegnati in una messa a punto progressiva e testata in laboratorio di un sistema di assoluta eccellenza. La seconda parte dei lavori ha messo a fuoco i principi della bioclimatica. La ventilazione naturale è stata la protagonista assoluta dell’intervento di Mario Grosso, del Politecnico di Torino, che partendo da un excursus di notevole interesse storico e tecnologico, ne ha illustrato le applicazioni in Italia e all’estero. La ventilazione naturale è l’elemento principe della bioclimatica, si basa sull’interazione tra edificio e fattori climatici per realizzare un comfort interno ottimale e per contenere i consumi energetici senza mezzi meccanici. I camini di ventilazione sono gli elementi architettonici che consentono di realizzare edifici bioclimatici. Particolarmente interessante e curioso il risvolto sulla psicologia e sul comportamento dei fruitori che sono maggiormente disposti a modificare le attese di comfort se il sistema utilizzato è la ventilazione naturale e non la climatizzazione centralizzata. L’illuminazione naturale, la percezione della luce non è solo, insieme alla ventilazione naturale, l’altro elemento principe della bioclimatica, ma un elemento fondamentale per il progetto architettonico dell’edificio. Alessandro Rogora del Politecnico di Milano, introduce il tema della diffusione della luce sia per quanto riguarda l’involucro, nella sua accezione di filtro e di elemento di trasmissione e di oscuramento, sia per quanto riguarda gli interni. La giusta e adeguata quantità di luce è quella che deve guidare il progetto: non necessariamente il criterio della maggior quantità è quello che migliora l’architettura. Portare luce non significa portare sole e questo è ben descritto dalle curve di Light Transmission che descrivono l’effetto combinato di raffrescamento, riscaldamento e illuminazione al variare della superficie finestrata in ogni orientamento. Proprio per questo non esistono criteri assoluti di dimensioni e posizionamento delle aperture: in clima mediterraneo le condizioni di luce sono completamente diverse da quelle dei paesi del nord Europa. Rogora ha concluso affermando che non esiste una luce buona o una luce “meno buona”, ma una “luce adeguata”. Luce e ventilazione naturale e tutti i criteri della bioclimatica messi a sistema nel progetto di un complesso a Salve, in Puglia, descritti nell’intervento di Fabrizio Tucci che ne è stato anche il consulente per gli aspetti energetici e ambientali. Si tratta di una riqualificazione fortemente innovativa nell’interpretazione contemporanea dei principi “energetici” in un piccolo centro storico mediterraneo. L’unità abitativa presa in esame presenta due piani fuori terra e uno ipogeo, delle aree a patio e delle porzioni a terrazzo. Uno studio accurato e un monitoraggio puntuale, in particolare nei periodi di picco climatico nel corso dell’anno, ha creato uno storico di riferimento che è stato il presupposto per la messa a punto di un progetto bilanciato sugli elementi della bioclimatica, una serra, una rete di estrazione dell’aria dalla sede ipogea, i camini di ventilazione, una cisterna, dei collettori solari, dei pannelli fotovoltaici. L’involucro è definito da una facciata ventilata. Eccellenti i risultati, l’edificio è in Classe A. Dal borgo in centro storico si è passati al modulo abitativo itinerante, presentato da Paolo Buratti di Internorm. Si tratta di una sperimentazione di particolare interesse: è un residenziale progettato con componenti già esistenti sul mercato, senza citazioni di high tech spinto. Biosphera 2, così è denominato il modulo, è un progetto di Aktiveaus coordinato dal Politecnico di Torino insieme ad altri partner, partito da Courmayeur e in arrivo su Roma, passando per Milano, Riccione, Cuneo Torino, Lugano e Bolzano. Un esempio di edificio zero energy sui 24 mesi in tutte le situazioni climatiche, invernali e estive, di picco. L’edificio è stato monitorato in continuo, un elemento essenziale per verificare sul campo quello che il software presume e calcola. Per le chiusure sono stati utilizzati serramenti ad alta prestazione con profili in pvc a ingombro minimo KF500 di Internorm. Come schermatura, un frangisole domotizzato con sensori interno esterno al vetro. A Courmayeur il riscaldamento ha funzionato per 18 minuti nel giorno più freddo registrato. La temperatura si è mantenuta a 22°C. Eccellenti anche i risultati dell’analisi acustica. Non è mai stato attivato il raffrescamento dell’aria. E infine la narrazione di un progetto di recupero di una casa rurale nelle Marche, con cambio di destinazione d’uso (residenziale e B&B) e la richiesta, da parte della committenza, del mantenimento delle caratteristiche architettoniche dell’edificio originale. Pierluigi Santarelli, di Indinvest, ha sottolineato l’importanza della collaborazione, fin dalle prime fasi progettuali, con il produttore che è disponibile e capace di mettere a punto soluzioni adeguate sia per gli aspetti termici, sia per lo studio del pacchetto murario e di corrette soluzioni per la posa in opera, con elementi customizzati sulle reali esigenze. In questo modo problemi di condensa e il rischio di filature di intonaco sono stati risolti a monte. A conclusione dei lavori, Patrizia Colletta, del Dipartimento Progetto Sostenibile ed Efficienza Energetica, ha sollecitato il definirsi di una nuova figura di Architetto 4.0, in grado di interfacciarsi con gli strumenti specifici della professione  e con quanto le tecnologie digitali mettono a disposizione, in un crescendo di innovazione continuo che apre straordinarie opportunità anche in relazione al tema del convegno, la grande sfida che l’architetto si trova ad affrontare, la resilienza ambientale, senza la quale non è possibile imboccare la strada per il futuro.  

 

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