Reinventing Construction, l’ex post - con nota a margine - di un evento di successo

Reinventing Construction

Ieri al Politecnico di Milano, il convegno Reinventing Construction, molto più di un evento di formazione, un momento di confronto che ha descritto, con rigore, la transizione dei processi in architettura e indicato gli strumenti per attivare l’innovazione sul campo. Non poteva essere che Milano, l’unica città italiana, a buon titolo protagonista nello scenario europeo della progettazione, e il suo Politecnico, eccellenza mondiale nella ricerca e nella formazione, a ospitare il convegno Reinventing Construction, un momento d’incontro e di formazione in cui l’entusiasmo per il nuovo si è integrato alla consapevolezza del presente.

E non poteva essere che The Next Building, una rivista giovane e coraggiosa, libera dall’autocompiacimento e dall’austerità della comunicazione tradizionale, motore e anima di un evento straordinario.

Straordinario, non come espressione di autocelebrazione, ma per l’originalità e l’onestà dei contenuti. Per il vigore e la criticità espressa, per aver liberato le tag ricorrenti e indispensabili per parlare di architettura contemporanea – innovazione, dialogo, integrazione, processo … – dai luoghi comuni e ricorrenti che le svuotano di significato e rallentano la crescita (e la consapevolezza) del mondo professionale.

Manuela Grecchi, pro rettore Polo di Lecco, Politecnico di Milano ha aperto i lavori parlando di “Reinventing Construction e di innovazione. Ma di un’innovazione che è tale solo se declinata nell’edificio e si contamina sia con il progetto, sia con il processo; di un’innovazione che prende le mosse dalla ricerca e dall’università in un circuito europeo che include tutte le accademie (Zurigo, Monaco, Losanna, …) su modelli progettuali e processuali che si configurano come proiezione applicativa in un futuro molto vicino.

E il primo segnale tangibile di innovazione viene proprio dal panel dei “saluti istituzionali”: nel giro di tavolo introduttivo Marco Bocciolone, direttore del Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano, ha parlato di un’edilizia in “contaminazione” continua di competenze perché è l’innovazione a guidare le scelte. La meccanica entra in tutte le fasi del progetto e del cantiere con una visione allargata alla sensoristica e al monitoraggio predittiva, prefigurando così una nuovo modello del Costruire.

Roberta Capello, vice direttore del Dipartimento ABC del Politecnico di Milano, ha “letto” la platea attenta e numerosa come il segnale di un’adesione – degli architetti e degli ingegneri – a un progetto in cui si gioca il futuro del Costruire. Magistrale il suo intervento, una fotografia onesta dello stato di fatto: la crisi non è (ancora) passata e l’architettura è costretta da una sorta di “condanna al riuso” scelta obbligata rispetto alla Demolizione e Ricostruzione (anche nei casi in cui potrebbe essere più ragionevole) perché il valore della rendita fondiaria non copre il valore del capitale residuo. E, dunque, l’interpretazione del riuso in termini di innovazione e di re invenzione, un’altra declinazione del leitmotiv Reinventing Construction, qualcosa di nuovo su qualcosa di già esistente. Da ultimo Roberta Capello ha messo l’accento sul tema della Domanda di Qualità in edilizia: un tempo c’era una Domanda “sempre pronta”; ora, a compensarne la riduzione, si propongono Qualità e innovazione.

Paolo Mazzoleni, presidente neo eletto dell’Ordine degli Architetti di Milano, alla sua prima uscita ufficiale, ha ripreso con originalità il tema della frammentarietà del tessuto professionale e della piccola dimensione degli studi, reiterato oggetto di lamentazione, suggerendo di modificare la prospettiva e di vederne le opportunità e i vantaggi: uno studio piccolo è più veloce e performante, agile e reattivo. Ha riproposto il vigore culturale e innovativo dell’Architettura come unica leva favorevole alla diffusione della cultura dell’innovazione, visto che gli altri soggetti in campo, imprese e Pubblica Committenza, non sono certo in grado di porsi come motore di cambiamento.

Augusto Allegrini, presidente della Consulta regionale degli Ordini degli Ingegneri della Lombardia, ha identificato Reinventing Construction come una spinta a voltare pagina, assumere l’interdisciplinarietà – tendenza palpabile a livello europeo – come codice professionale, abbattendo ogni individualismo. Gli interventi che si sono succeduti nel corso della giornata hanno attribuito ancora maggiore pragmaticità e concretezza alla sezione introduttiva confermando la chiave di lettura puntuale di un Costruire – progetto e processo – che ha voglia e urgenza di re inventarsi.

Emilio Pizzi, Politecnico di Milano, coordinatore scientifico del convegno, ha “timonato” gli interventi dei relatori sempre con il “filo rosso” dell’operatività professionale.

Reinventing Construction

Al centro Emilio Pizzi, a sinistra Manuela Grecchi, a destra Raffaello Galiotto

Molti progettisti, depositari di una pratica del Costruire fortemente ancorata al passato, continuano ancora a pensare che questa sia l’unica possibile, in contrapposizione all’innovazione digitale pervasiva che ha già trasformato il modo di progettare. Aggravante al ritardo e alla lentezza di adeguamento, l’anacronistico approccio legislativo che dà indicazioni contradditorie e rende ancora più complicato il Cantiere, ancora una torre di Babele di sub appaltatori. La dicotomia (imposta dalla legislazione) tra attività di progetto e attività realizzativa è in netta controtendenza con l’obiettivo di coesione auspicato, vanamente strillato e concretamente espresso dagli strumenti di progetto contemporaneo, primo tra tutti il BIM. Il progetto esecutivo è un progetto già ingegnerizzato che non ha bisogno di un ulteriore passaggio definitorio. Perché e come la digitalizzazione emerge come spinta propulsiva al Costruire del domani? La digitalizzazione consente un maggior controllo di tutti gli elementi, li ottimizza, li integra, considerando gli aspetti realizzativi. A monte si pensa al concept progettuale, al comportamento in esercizio, alla posa … Si tratta di un nuovo paradigma del linguaggio architettonico che è basato sulla conoscenza delle geometrie e sull’integrazione concreta dei processi di meta progettazione, di progettazione e di costruzione. E, finalmente, si introduce il controllo del fattore Tempo, come elemento essenziale del processo.

La progettazione digitale, descritta ed esemplificata concretamente, da Pierpaolo Ruttico (Politecnico di Milano) e da Raffaello Galiotto (industrial designer, Università di Ferrara), è la premessa alla customizzazione, al form finding nelle sue espressioni più spinte, ma anche in quelle più semplici e più rigorose. Una sorta di “operaio digitale” che permette la variazione sistematica e continua degli stampi o che affranca il marmo dalla attribuzione di materiale dell’arte e dell’architettura del passato, riaffermandone il valore contemporaneo. Nell’esperienza di Federico Carmona, ingegnere e industrial designer, la progettazione digitale è stata lo strumento che ha consentito di sperimentare il confinamento del cls in casseri di carbonio (in opera come elemento strutturale) con un aumento delle prestazioni del 300% in termini di resistenza a pressione. Una sperimentazione che offre straordinarie prospettive per il recupero, il consolidamento, l’antisimica.

Reinventing Construction

Da sinistra Emilio Pizzi, Raffaello Galiotto, Pierpaolo Ruttico e Federico Carmona

E anche i produttori di componenti per l’edificio si adeguano alla profonda trasformazione in atto: Paolo Buratti, Internorm, ha parlato di Finestre e BIM, della versatilità del BIM come strumento agile anche al di fuori dei “grandi progetti” e della necessità di reinventare il processo attraverso un colloquio evoluto con gli attori della filiera, abbandonando le dinamiche del dialogo tradizionale, verso una relazione che anticipi a monte tutte le fasi del processo. Anche perché, in corso d’opera o, peggio ancora “dopo” … costa di più.

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Paolo Buratti, Internorm

In “cantiere off site” insieme a Mauro Eugenio Giuliani, Redesco e Francesco Iorio, Studio Iorio, in un’affascinante narrazione, un percorso tra progettazione parametrica, customizzazione produttiva e nuovo cantiere sia nel vissuto delle straordinarie “avventure” costruttive delle grandi torri milanesi, sia per le opere “minori” per dimensioni e budget, ma di notevole complessità strutturale e compositiva. E sempre per restare sul “pianeta terra della progettazione” qualche mito da sfatare: il BIM non è un sacro Graal (ipse dixit Mauro Giuliani) e non è possibile “condividere” la modellizzazione in BIM … senza essersi parlati prima. L’approccio sul modello “generale Cadorna” non è adeguato al processo contemporaneo del Costruire.

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Mauro Eugenio Giuliani, Redesco

Scardinata la logica del “costo al chilo” dell’edificio, l’obiettivo attuale è quello che si riduca lo spreco di risorse, sia sotto il profilo ambientale, sia sotto il profilo etico progettuale. Così Francesco Iorio ha auspicato un futuro consapevole che rifugga dall’Architettura esagerata e sperimentale, “un po’ emiratina”, verso una visione olistica dell’economia del sistema progettuale.

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Francesco Iorio, Studio Iorio Ingegneria Strutturale

A cavallo tra ricerca applicata e opere realizzate utilizzando strumenti parametrici e BIM in una logica di prefabbricazione customizzata, gli interventi di Marco Imperadori , Gabriele Masera, Leonardo Cavalli Oneworks, Andrea Marchiori, TechBau e Gino Garbellini, Piuarch.

Nell’affascinante narrazione di Marco Imperadori (Politecnico di Milano), ancora echi di Expo 2015, esperienza irripetibile per l’applicazione dell’off site in cantiere ad alto tasso di efficienza, modello d’eccellenza in un contesto molto particolare, da assumere come indicazione per la progettualità e la cantierizzazione contemporanee.

Reinventing Construction

Marco Imperadori, Politecnico di Milano

Gabriele Masera (Politecnico di Milano) ha offerto la visione concreta di come progettazione parametrica e off site siano declinabili in contesti di edilizia diffusa residenziale (edificio Aler alle porte di Milano) e utilizzati in una strategia progettuale di retrofit energetico con eccellenti risultati sia prestazionali, sia di miglioramento estetico. Masera ha sottolineato che la prefabbricazione fuori opera per il retrofit degli edifici esistenti è uno degli obiettivi di Horizon 2020, il Programma Quadro europeo per la Ricerca e l’Innovazione.

Reinventing Construction

Gabriele Masera, Politecnico di Milano

La qualificazione energetica dell’edificio attraverso l’integrazione degli impianti, primo reale segnale di un Rethinking Construction è stato il tema dell’intervento di Stefania Garuti, Zhender. L’impianto deve essere fatto su misura della geometria dell’involucro: in questa affermazione è contenuta la qualità di un’innovazione, affatto scontata, che si pone come traguardo l’nZEB.

Reinventing Construction

Stefania Garuti, Zehnder

Anche Alessandro Brignach, Gealan, ha posto l’accento sul tema della prestazione energetica delle chiusure, dell’importanza dell’interazione intelligente tra serramento e tamponamento opaco, ma anche del valore, nell’economia compositiva, della facciata e della peculiarità estetica dei profili per le finestre.

Reinventing Construction

Alessandro Brignach, Gealan

In chiusura il racconto di Leonardo Cavalli e Omar De Ciuceis, One Works sui progetti della metropolitana a Doha in Qatar e dell’addizione all’aeroporto Marco Polo a Venezia opere recenti paradigmatiche di un approccio progettuale innovativo che affronta gli obiettivi globalmente, senza porli, secondo la prassi tradizionale, in una sequenza cronologica. Una modalità resa possibile tecnicamente dalla progettazione parametrica e dal BIM.

Reinventing Construction

Leonardo Cavalli e Omar De Ciuceis, One Works

Andrea Marchiori, Techbau, nel ruolo chiave di general contractor e di sviluppatore, ha posto l’accento sulla prefabbricazione contemporanea come elemento chiave per compattare i tempi e per contenere i costi, affrancata dall’identificazione storica di standardizzazione e di unificazione senza qualità estetica e arricchita dalle competenze di componibilità e, in un’ottica di innovazione estrema, di smontabilità. La narrazione dei progetti più recenti dello studio Piuarch ha consentito a Gino Garbellini di rileggere la prefabbricazione come valore aggiunto, nella nuova chiave interpretativa di off site in un passaggio storico che riqualifica lo standard costruttivo, riducendo l’impatto in cantiere.

Reinventing Construction

Da sinistra Gino Garbellini, Piuarch e Andrea Marchiori, Techbau

La nota a margine

la storica aula Rogers del Politecnico piena (le foto a testimoniare) con persone in piedi. I numeri, circa 300 presenze costanti (senza cadute dopo la pausa pranzo e neppure dopo la metà del pomeriggio!) e un tasso di attenzione che, per una volta, ha contraddetto felicemente l’idea che i CFP siano l’unico motivo per il quale gli architetti e gli ingegneri “subiscono” la partecipazione agli eventi di formazione. Nessun intervento scollato dalla realtà professionale, nessun appesantimento accademico lontano dalla pratica e dall’operatività. Tante domande e desiderio di comprendere e di innovare: questo è il Reinventing Construction al quale The Next Building ha dato il suo contributo!

Reinventing Construction

L’aula Rogers del Politecnico di Milano alle 9.30 in apertura lavori.

Reinventing Construction

Alle 14.30 circa, alla ripresa dei lavori convegnistici dopo la pausa pranzo.

Reinventing Construction

Alle 18.00 poco prima della conclusione del convegno Reinventing Construction.

 

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