Reiventare il Recupero … si può

RECUPERO

The Next Building al Politecnico di Torino si fa portavoce di una visione fortemente innovativa su un tema ancorata alla storia e al passato e ridefinisce alcuni degli aspetti fondamentali del recupero e della riconversione degli edifici. Nell’autorevole cornice dell’Aula Magna Giovanni Agnelli del Politecnico di Torino, una giornata di lavori e di aggiornamento professionale dedicata al Recupero: “Reinventare il nuovo sull’esistente. Prolungare la vita degli edifici” il titolo del convegno che si è svolto lo scorso 13 giugno. Scegliere come tema di un seminario per architetti e ingegneri il Recupero potrebbe sembrare gioco facile: i dati di mercato parlano chiaro, l’Osservatorio Congiunturale dell’Ance indica che il 40% degli investimenti è dedicato alla ristrutturazione e alla riqualificazione del patrimonio esistente; e poi ci sono i bonus fiscali sul versante dell’efficientamento energetico e per la messa in sicurezza sismica. È evidente come ogni aggiornamento legislativo, normativo e fiscale sia prezioso e utile per il professionista. Ma The Next Building ha scelto, per la prima volta quest’anno, di andare oltre, con l’ambizioso obiettivo di mettere a sistema, in una visione complessiva, le componenti che danno forma a un progetto di recupero contemporaneo coerente con situazioni urbane in trasformazione accelerata e con un’innovazione che coinvolge, con sempre maggior forza, il grande aspetto della connettività, insieme a quelli – sempre fondamentali – della riduzione dei consumi. Una re-visione del Recupero che necessariamente deve partire dalle esigenze che esprime il mercato e se sembra stridente e forse, per qualcuno, anche sgradevole, attribuire un’accezione mercantile a un tema d’Architettura, tuttavia è innegabile che la grande committenza immobiliare sia un attore fondamentale per gli interventi di riconversione del patrimonio esistente alla scala dell’edificio o di interi complessi edilizi (considerando anche quanta parte del patrimonio pubblico è in fase di dismissione). Una committenza che influenza profondamente le scelte progettuale, tecnologiche e compositive, non solo in un’ottica di ritorno dell’investimento, ma anche in relazione alla ricerca identitaria di un ruolo che non sia solo finanziario, ma una sorta di riconoscibilità che sfocia, talvolta, in protagonismo urbano e culturale. Chi “reinventa gli edifici” deve fare i conti con questo aspetto e insieme porsi in un’ottica proiettiva in grado di immaginare un recupero fatto di un nuovo tecnologico e funzionale, di una mediazione compositiva che si integri all’esistente e che interagisca in modo efficiente con l’intorno. Una visione che deve considerare nello sviluppo di ogni singolo progetto la tendenza spintissima all’urbanesimo, chiaramente documentata da importanti migrazioni dai centri minori e rurali (studio Rics Royal Institution of Chartered Survayors) che impone un pensiero progettuale rivolto alla fruizione futura e in trasformazione degli spazi, a qualsiasi scala di intervento. Reinventare il nuovo sull’esistente significa agire in una logica progettuale e tecnologica che prenda le distanze dalla filosofia del “super edificio”, dell’edificio “stand alone” e si configuri come una trasformazione accogliente e coinvolgente non solo dell’esistente, ma anche di tutta la memoria urbana in una mediazione con un futuro complesso, ma pur sempre umano. A partire dagli interventi di Paolo Mellano, Direttore del Dipartimento di Architettura e Design e di Riccardo Pollo, architetto, professore Associato in Tecnologia dell’Architettura del Politecnico di Torino, coordinatore scientifico del convegno, che hanno definito i contorni e immaginato una nuova prospettiva per l’interpretazione e il riuso degli spazi; alle relazioni di Guido Callegari e Stefano Corgnati (Politecnico di Torino) rispettivamente sulle strategie europee per la riqualificazione e sul processo di de-carbonizzazione del patrimonio esistente; al bellissimo intervento di Alberto Franchi (Politecnico di Milano) – che, partendo dalla case history di anti simica sull’abbazia di Collemaggio a L’Aquila, ha indicato come un buon progetto nasca dalla capacità di analisi e di adeguamento alle situazioni, senza arroccarsi in protocolli rigidi – tutti i relatori hanno messo in evidenza come le logiche del recupero siano profondamente mutate e come la consapevolezza del cambiamento contribuisca a individuare buone soluzione (talvolta di compromesso), salvaguardando comunque le opere. Fondamentale il portato di conoscenza, esito di ricerche sui materiali e sulle singole componenti, delle aziende che hanno contribuito all’approfondimento dei temi tecnologici: Edoardo Tabasso di Wicona ha affrontato il tema dell’economia circolare per i serramenti e offerto un’interessantissima lettura sulla certificazione Cradle2Cradle; Frans van Hesteren e Marco Savojini di GreenCoat hanno parlato dei rivestientiin Green coat un materiale ecompatibile e che può essere ben inserito negli interventi di riuso degli edifici; Luigi Staccotti di Internorm ha sottolineato come serramenti innovativi possano compensare, nella riqualificazione degli edifici, eventuali situzioni di debolezza con prestazioni eccellenti. E anche gli esempi portati nella sessione pomeridiana, Palazzo Gualino a Torino presentato attraverso l’autorevole dialogo tra Armando Baietto (studio Baietto Battiato Bianco), il progettista e Alessandro De Magistris (Politecnico di Milano) storico dell’architettura; il complesso per uffici Prysmian a Milano raccontato da Maurizio Varratta, autore di una magistrale ricostruzione/rievocazione che ha incluso un’interpretazione molto particolare – il riuso di tutti i materiali – poco frequente negli interventi di Recupero,  e la riqualificazione delle officine ICO a Ivrea, narrata da Enrico Giacopelli (GS Studio) e contestualizzata da Rocco Curto (Politecnico di Torino) sono state una testimonianza concreta della “reinvenzione del nuovo sull’esistente” e di come la vita e la memoria degli esifici possano essere attualizzate e prolungate senza perdere identità. Una bellissima e profittevole occasione di aggiornamento e di formazione, testimoniata dal nutrito numero di partecipanti e dall’apprezzamento espresso sia in margine alla giornata, sia attraverso le numerose mail giunte allo staff di redazione.          

 

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